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日志


9月10日

cap.3

Elisabeth si chiese perché avesse accettato l’invito dei ragazzi ad andare con loro in piscina quel pomeriggio, forse per noia o semplicemente per il fatto di vedere Bill in costume, che già di per sé era un’idea moooolto allettante.
Cominciò a frugare dentro alla valigia, alla ricerca dell’unico costume che solitamente si portava dietro -non si poteva mai sapere-.
- Ma dove accidenti ti sei ficcato? – mormorò, mentre gettava i suoi vestiti in giro per tutta la stanza.
Finalmente riuscì a trovare uno dei laccetti del pezzo di sopra e lo tirò verso di sé, ma naturalmente il caso volle che si impigliasse a qualcosa.
- Ma ti pareva?! Che palle - sbuffò irritata. Nel tentativo di liberarlo finì a gambe all’aria - Almeno ti ho preso - disse con aria trionfante, mentre si sistemava i capelli.
Entrò in bagno e si cambiò, indossando in seguito uno degli accappatoi blu in dotazione nell’albergo.
Attese una decina di minuti, ma non si fece vivo nessuno.
- Dei veri cavalieri – commentò con ironia, mentre si chiudeva la porta dietro alle spalle.
Raggiunse la piscina del lussuoso albergo; a quell’ora si potevano trovare solo anziane signore che cercavano un po’ di relax oppure le famiglie con bambini a carico. Fortunatamente quel pomeriggio era praticamente deserta, fatta eccezione per quattro casinisti che continuavano a rincorrersi da tutte le parti.
- Mi avete chiamato per farvi da babysitter? - chiese loro, fermandosi all’ingresso.
- Lizie - la salutò Bill con un sorriso.
Elisabeth desiderò ardentemente che in quel momento fosse presente un cardiologo munito di defibrillatore, perché vedere Bill Kaulitz in costume da bagno era una delle maggiori cause di infarti nelle giovani fra i 14 e i 30 anni.
- Vi state divertendo vedo -
- Dai entra anche tu! -
- Arrivo, poggio l’accappatoio e poi preparatevi ad un vero tuffo bomba -
Si avvicinò alle sdraio per sistemare la sua roba accanto a quella dei ragazzi e, sopra una di quelle, vide Tom che sfogliava distrattamente una rivista.
- E tu? - gli chiese, fermandosi di fronte a lui - Paura di toccare l’acqua? Sai non è mica vero che ti sciogli se la tocchi, anche se per me sarebbe uno spettacolo imperdibile -
- Lascia perdere Lizie, non si vuole rovinare l’acconciatura - ridacchiò il batterista.
- Oh sì, che sbadata, poi non potresti fare più colpo sui fotografi…Quale tragedia -
- Perché non vai a ficcare la testa sotto all’acqua e rimani così per mezz’ora? - disse velenoso il biondino, mentre voltava pagina - Quello per me sarebbe uno spettacolo imperdibile -
- Non ti darò questo piacere, stanne pur certo -
- Che peccato -
Elisabeth gli fece una linguaccia, mentre si levava l’accappatoio.
Per quanto potesse detestarla, Tom non poté fare a meno di osservarla di sottecchi. Se non fosse stata tanto stronza, acida, fastidiosa, petulante e rompipalle sarebbe stata persino passabile.
- Arrivoooo - urlò allegramente.
Dopo aver preso una piccola rincorsa si tuffò dentro l’acqua, bagnando anche il rasta. I tre ragazzi scoppiarono a ridere vedendolo completamente zuppo.
Non appena riemerse, Elisabeth si voltò verso di lui con un finto sorrisino dispiaciuto.
- Oh, Tom scusami tanto…non l’ho fatto apposta -
Il rasta buttò a terra la rivista ormai grondante d’acqua. Doveva ringraziare qualcuno lassù in cielo perché, se non fosse stata la figlia del loro produttore, l’avrebbe fatta fuori con le sue stesse mani.
- Dai fratellino, dato che ormai sei fradicio vieni a fare il bagno -
- Gli stai chiedendo di entrare in acqua Bill? - chiese con sarcasmo la ragazz - Significherebbe lavarsi e tuo fratello non conosce questa strana parola -
Tom assottigliò le palpebre, furioso. Elisabeth gli fece l’occhiolino e gli mandò un bacio, facendolo infuriare ancora di più.
- Andiamo Tom, quanto la fai lunga - gli disse Georg, che si divertiva a fare il morto - Buttati e basta -
- Avvisami se lo fai, vorrei evitare qualsiasi malattia infettiva. Ho intenzione di vivere ancora per molti, molti anni -
Il rasta buttò cappellino e fascetta sopra una delle sdraio e si tuffò in acqua, travolgendo Gustav che si trovava proprio lì sotto.
Con uno stile non proprio da medaglia olimpica tentò di raggiungere la mora, mentre suo fratello andava a soccorrere il batterista che sembrava non dare più segni di vita.
Tom riuscì ad afferrare Elisabeth e le spinse la testa sott’acqua, nel tentativo di affogarla e di liberarsi per sempre di lei, ma la mora, che non aveva apprezzato il gesto, passò al contrattacco e sfilò il costume al ragazzo. Con un calcio in pancia riuscì a liberarsi dalla sua presa e ad allontanarsi.
Non appena riemerse cominciò a far volteggiare il pezzo di stoffa sopra alla sua testa.
- Ridammelo immediatamente! - ringhiò il rasta a denti stretti, mentre tentava di coprirsi e, contemporaneamente, di restare a galla.
Non appena gli altri ragazzi si accorsero della scena -anche Gustav miracolosamente tornato in vita- scoppiarono a ridere e furono costretti ad attaccarsi al bordo della piscina per non finire sott’acqua.
- Oh non ci penso minimamente! - gli disse Elisabeth, mentre risaliva la scaletta - Se lo vuoi devi venire a prendertelo -
- Te lo ripeto per l’ultima volta, ridammi il costume o sta volta ti affogo seriamente -
- Non sei dalla parte di poter fare minacce mio caro Tom, te l’ho detto…se vuoi il costume devi venire a prendertelo, oppure ti vergogni? Non sei tu quello che si vanta tanto della sua poderosa arma?! -
- Rischieresti di spaventarti se uscissi dall’acqua -
- Oppure rischierei di riderti in faccia? Cos’è con il freddo ha deciso di non uscire di casa? - Oh come se la stava godendo, aveva aspettato tutto il giorno per poterlo mettere in ridicolo di fronte agli altri.
- Questa volta te l’ha fatta Tom - ridacchiò Bill, mentre si asciugava le lacrime che gli erano colate sulle guance.
- Tu…tu…- borbottò il rasta, osservandola furioso.
Elisabeth cominciò a fare il giro del bordo, mentre continuava a mandare avanti e indietro il costume.
- Ti sto aspettando Tom - gli disse in tono suadente.
- Sei consapevole del fatto che ti odio?! - le chiese, mentre cercava di afferrare l’indumento con una mano.
- Dettagli… - rispose lei, con una scrollatina di spalle - Allora…hai le palle di uscire da quella piscina oppure ti si sono ristrette? - gli sussurrò con un sorrisino divertito.
- Hai mangiato pane e cattiveria stamattina?! -
- Questo per farti capire che sono capace anch’io di renderti la vita un inferno -
- Metterò in conto anche questa -
Sollevò lo sguardo al soffitto e ricominciò la sua passeggiata. Fu proprio nel momento in cui lei gli diede le spalle che Tom saltò fuori dall’acqua. Stava quasi per raggiungerla quando un urlo riecheggiò per tutto il locale.
I ragazzi si voltarono. Elisabeth per poco non cadde in piscina trovandosi il chitarrista nudo dietro alle spalle.
Sulla porta vi era un’anziana signora che osservava scandalizzata la scena.
- Sicurezzaaaaaaaaaaaaa, sicurezza presto! - cominciò a gridare quella, coprendosi gli occhi.
- No signora, le posso spiegare - disse Tom in tono allarmato, avvicinandosi alla donna. Gesto decisamente stupido dato che quella cominciò a lanciargli tutto ciò che trovava dentro alla sua borsa. La custodia degli occhiali lo becco dritto dritto sulla fronte, facendolo scivolare poi a terra a causa della scia d’acqua che si era portato dietro.
Elisabeth era finita a sua volta a terra, ma dalle risate. Si teneva stretta la pancia, così come gli altri ragazzi, che ormai non riuscivano nemmeno a respirare.
Quella sera Tom si beccò una ramanzina da parte di David; dopo la figuraccia con il direttore dell’albergo, che lo aveva pregato di non ripetere certe scene, soprattutto in presenza di signore di una certa età, il manager gli aveva impedito di uscire, come punizione per i suoi scherzi di dubbio gusto.
- Ma non è colpa mia! - continuava a ripetere il rasta, nel tentativo di farsi ascoltare dal manager.
- Tom…non hanno trovato tuo fratello nudo, non hanno trovato Gustav oppure Georg, hanno trovato te con…con tutto di fuori, e quella povera donna si è pure sentita male, dunque non venire a rifilarmi la storia che non è colpa tua, perché i fatti parlano chiaro -
Il ragazzo sbuffò rassegnato mentre David usciva dalla sua stanza. Lanciò le scarpe contro l’armadio prima di sdraiarsi sul letto.
Toc toc.
- Non voglio vedere nessuno - urlò il ragazzo verso la porta.
Elisabeth fece capolino, osservandolo parecchio imbarazzata.
- Ecco te sei proprio l’ultima persona che voglio vedere -
- Mi dispiace, ok? Lo ammetto ho sbagliato e sono venuta a porgerti le mie scuse -
- Con le tue scuse mi ci pulisco il cu… -
- Potresti anche evitare di essere tanto cafone per una volta - lo interruppe la ragazza, aggrottando le sopracciglia.
- Fatto sta che delle tue scuse non me ne faccio un bel niente! Stasera c’era una mega festa e ci sarebbe stato anche Samy Deluxe e per colpa dei tuoi giochini da bambina di due anni mi tocca stare qui a contare le mattonelle -
Elisabeth strinse forte fra le dita il costume del ragazzo prima di lanciarglielo addosso.
- Non sarei dovuta venire. Quanto sono stata stupida a pensare che tu fossi così maturo da accettarle -
- Sei ancora qui? - le domandò acido, mentre accendeva la televisione.
Uscì dalla stanza sbattendo la porta; aveva fatto bene a fargli quello scherzo, così lui sarebbe stato l’unico a restare in albergo quella sera, ben gli stava…
Elisabeth si bloccò all’improvviso in mezzo al corridoio, maledicendo la sua coscienza.
Cercò suo padre e gli raccontò tutto.
David la osservava decisamente stupito mentre lei continuava a parlare, senza quasi riprendere fiato.
- E’ andata così… - gli disse, mentre osservava le proprie scarpe. In quel momento non sarebbe stata in grado di guardare suo padre dritto negli occhi.
Si passò una mano fra i capelli, sconcertato. Possibile che quella fosse la sua piccola e dolce Lizie?!
- Beh…se le cose stanno così non mi resta altro da fare… Resterai tu in punizione, ma per una settimana; niente computer signorinella, lo userai solo per i compiti e basta, e bada bene che ti controllo, una sola mossa falsa e le settimane diventano due -
- Ma papà! - in quel momento si pentì amaramente di aver raccontato la verità - A quel troglodita lo tieni chiuso una sera in camera e io mi becco una settimana?! -
- Hai lasciato che si prendesse lui la colpa e sai bene che non tollero questo comportamento. Ora va a dire a Tom che può uscire insieme agli altri-
- Non ci penso proprio!-
- Elisabeth…-
- Io non ci metto piede in quella stanza - disse, sbattendo un piede a terra - Preferirei ingoiare il veleno per topi piuttosto che rivedere quell’idiota in faccia -
David si massaggiò piano le palpebre, le figlie adolescenti…Ringraziò il cielo che Erika si trovasse con la sua ex moglie, non sarebbe riuscito a gestirne due insieme.
- Glielo dirò io. Puoi comunque venire alla festa stasera se ti va -
- No - gli rispose la ragazza, dandogli le spalle - Me ne torno in camera, non ho nessuna voglia di venire -
L’uomo sospirò piano mentre sua figlia si allontanava dal bar. Prese in mano il cellulare e compose il numero del chitarrista.
Tom tentò di darsi un contegno al telefono ma, non appena David chiuse la conversazione, cominciò a saltare sul letto. Si infilò di corsa le scarpe e si precipitò giù per le scale, verso la hall dell’albergo.
Travolse un paio di persone, tra cui Elisabeth, e questo non migliorò di certo il suo pessimo umore.
- Grazie mille per l’aiuto eh! - gli urlò dietro, aggrappandosi al corrimano.
- Non ho tempo di litigare con te adesso, c’è una festa che mi aspetta, eh sì, hai sentito bene, vado comunque alla festa. Non bastano i tuoi giochetti per rovinarmi la serata -
- Spero ti vada di traverso un’oliva - gli disse mentre sollevava il suo dito medio verso il biondino - Mi spiacerà non vedere la scena, chiederò a qualcuno di filmarla -
- Come…la principessa non viene? Che c’è, hai fatto arrabbiare il paparino?! -
Elisabeth evitò di rispondergli, sarebbero caduti i quadri dalle pareti se solo avesse aperto bocca. Decise di ignorarlo e basta e di tornare il prima possibile nella sua stanza.
- Non si sentirà affatto la tua mancanza - le urlò il rasta, prima di riprendere la sua corsa.
Bill, Georg e Gustav erano già lì.
- Eccoti finalmente - gli disse suo fratello, mentre si sistemava il collare con il teschio che era solito portare.
- Purtroppo ho fatto uno spiacevole incontro sulle scale -
- La donna che hai quasi fatto quasi morire questo pomeriggio? - gli domandò Georg, mentre se la rideva sotto ai baffi.
- Aveva dimenticato di tirarti qualcosa? - aggiunse Gustav, dando manforte all’amico.
Tom, come gentile risposta, sollevò entrambi i medi verso i due ragazzi.
- Ci siete tutti? – chiede loro David, avvicinandosi al gruppetto.
- Elisabeth? – Bill scrutò oltre le spalle dell’uomo, quasi si aspettasse di veder comparire la mora da un momento all’altro.
- Stasera non verrà - rispose il produttore, mentre si sistemava la giacca di pelle scura.
- E questo ci fa veramente versare tante lacrime - disse con ironia il rasta - Doveva farsi la manicure?! Potevi restare a farle compagnia Bill, vi sareste messi lo smalto a vicenda -
- No Tom, non è rimasta per farsi la manicure. Ha confessato di essere stata lei a farti quello scherzo e per permettere a te di uscire è rimasta in hotel -
Il chitarrista aprì la bocca per rispondere, ma la richiuse all’istante, non sapendo proprio cosa dire.
- Andiamo sì o no? - chiese Georg, già sulla porta.
- Si sarà meglio andare ragazzi -
Tom era rimasto fermo nella stessa posizione, lo sguardo fisso sulla punta delle scarpe da ginnastica bianche. Che fosse senso di colpo quello che si sentiva nello stomaco?! Naaaa era solo fame!
- Aspettatemi - urlò agli altri, raggiungendoli di corsa.

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La prima parte del capitolo mi ha fatta morire dalle risate la prima volta che l'ho letta e l'ha fatto anche adesso XD
Me la sono immaginata fotogramma dopo fotogramma Muahha
9 月 17 日

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