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11月2日 Cap.2 Gli ultimi giorni di vacanza trascorsero fin troppo velocemente, ma
tutti e tre sembrarono accettare volentieri il ritorno in Germania,
forse Tom un po’ meno degli altri, vista la sua fobia per gli aerei. All’aeroporto vennero accolti da David, l’onnipresente Saki, Gustav e Georg, anche loro di ritorno da quella breve pausa estiva. - Pronti per tornare al lavoro? - chiese loro David, afferrando il trolley di sua figlia. - David sa proprio come tirarci su di morale - ironizzò il rasta. - Fai poco lo spiritoso tu - gli disse l’uomo, assottigliando le palpebre - Sappi che ti tengo d’occhio 24 ore su 24 - Tom abbassò la visiera del cappellino L.A, dirigendosi solitario verso la Berlina, ma la sua strada venne bloccata da un’orda di fans urlanti che, non si sa come, avevano scoperto il giorno del loro rientro. - Oh merda - sbottò la mora, correndo al riparo dietro l’ampia schiena di Saki. - Lizie, tesoro, che succede? - - Papà se quelle mi vedono vorranno il mio scalpo - piagnucolò, stringendo fra le dita la maglia della guardia del corpo - Non c’è una maledetta uscita secondaria in questo posto?! - - Saki ci pensi tu? - gli domandò David, passandosi una mano fra i capelli. - E i ragazzi? - - Dannazione, è vero. Tesoro ascolta… - - Papà tu non capisci! Quelle pazze mi vogliono morta, ho ancora una vita davanti - la mora sbuffò sonoramente, guardandosi attorno, nella speranza di ricevere un aiuto dal cielo -Gustav… pss… Gustav - Elisabeth gli fece cenno di avvicinarsi. Il batterista, dopo aver firmato una foto del gruppo, si accostò al bodyguard, che nascondeva il suo l’esile corpicino. - Che c’è? - le chiese il ragazzo, sporgendosi appena per poterla vedere. - Prestami il cappello - gli disse, rubandoglielo dalla testa - è di vitale importanza - Il biondino la guardò leggermente stranito, prima di allontanarsi con una scrollatina di spalle. Dopo aver legato i capelli li nascose sotto al berretto, coprendosi poi gli occhi con le scure lenti degli occhiali da sole. - Dritto, a passo spedito - bisbigliò alla guardia del corpo, abbassandosi maggiormente la visiera - non devono vedermi - Saki annuì, divertito da quella situazione. Si mosse alle spalle dei ragazzi, impegnati a firmare qualsiasi tipo di oggetto e a far foto con le fans. Quando ormai l’uscita era vicina, e la salvezza a portata di mano, un urlo le fece ghiacciare il sangue nelle vene. - E’ lei! - disse una delle ragazzine, indicando qualcosa alle spalle di Saki - E’ la ragazza che stava sul giornale con Tom! - Ma avevano la vista bionica?! Elisabeth si voltò di colpo, sbiancando. I quattro la fissarono senza sapere cosa fare, ma le gambe della mora le suggerirono di muoversi e, con uno scatto degno di un maratoneta, spiccò una corsa verso le porte scorrevoli, gettandosi sul sedile posteriore della Berlina che li aspettava lì davanti. Dopo un paio di minuti venne raggiunta dal resto del gruppo. - Papà mi fanno paura - piagnucolò, sprofondando maggiormente nel suo posto, per evitare eventuali attacchi. - Tesoro di certo non te le farai amiche scappando a quel modo - - Vuoi tornare ad avere solo una figlia per caso?! - - Quanto sei esagerata - le disse Tom, ma bastò una sua occhiata per farlo tacere. - Avete messo su un branco di psicopatiche. Ringrazio Dio che lì in mezzo qualcuna normale ne è rimasta - - Mi sa che tuo padre dovrà cercare una scorta anche per te - ridacchiò Bill, sollevandosi gli occhiali scuri sul capo. - Una sola? Voglio l’intero esercito della salvezza! - - Parlando di cose serie - si intromise David, voltandosi verso i sedili posteriori - dobbiamo scegliere insieme il locale da prenotare - - Locale per cosa? - domandò il rasta, inarcando un sopracciglio. - Per il mio compleanno - rispose la mora, assottigliando le labbra - E’ domani, te lo ricordi non è vero? - - Certo - mentì il ragazzo, allargandosi il collo della maglia, improvvisamente troppo stretto -Stavo solo scherzando per allentare la tensione di prima - Elisabeth inarcò un sopracciglio prima di voltarsi nuovamente verso suo padre. Gli occhi del rasta saettarono verso quelli del gemello, in una muta richiesta di aiuto. Bill scosse appena il capo, lo aveva completamente dimenticato! - Che diavolo si regala ad una donna?! - chiese il rasta, seduto sul letto del gemello, una volta tornati in hotel. - Quando eravamo piccoli non hai mai fatto un regalo a nessuna ragazza? - gli disse il moro, disfando le numerose valige. - Bastavo io, no? - rispose il ragazzo, indicandosi - Ero un regalo molto gradito - Bill sollevò teatralmente gli occhi al soffitto; suo fratello era veramente un caso patologico. - Aiutami! - mugolò il rasta, sporgendo il labbro in fuori, come un bambino - Sei tu quello sensibile, no? Ecco spremiti le meningi fratello - - E’ l’ultima volta che ti paro le chiappe - sbuffò il moro, lasciando perdere i suoi vestiti. - Tanto sai che non è vero - gli disse il gemello, con un sorrisino divertito. Bill incrociò le braccia al petto, sbuffando nuovamente. Perché doveva avere così dannatamente ragione?! - Eli compie diciotto anni, dunque devi comprarle qualcosa di carino che le piacerebbe indossare - sperò che suo fratello cogliesse quelle parole. Il rasta sgranò appena gli occhi, colpendosi un ginocchio con la mano stretta a pugno. Aveva avuto una vera e propria illuminazione. - So cosa prenderle - disse in tono trionfale. - Da…davvero? - gli chiese Bill, decisamente colpito. - Sì sì, vado! Ci vediamo dopo fratellino - e, senza aggiungere altro, si catapultò fuori dalla porta, alla ricerca di Saki. - Mah… - mormorò il moro, passandosi una mano dietro al collo. L’espressione di Tom lo aveva parecchio preoccupato; aveva seriamente colto il suo suggerimento? Per il compleanno della sua bambina, David non aveva badato a spese. Per quella sera c’era l’intera area vip del Felix prenotata a loro nome. Elisabeth aveva dovuto dissuaderlo dal prenotare tutto il locale. - Ferma o non riesco a finire - le disse Nathalie, bloccandole le spalle. - Scusa… - mormorò la ragazza torturandosi appena il labbro inferiore, con conseguente occhiataccia da parte della biondina, che avrebbe dovuto ripassarle per l’ennesima volta il rossetto. - Non essere agitata tesoro - le sorrise Dunja, osservandola in viso. - Lo so, ma non capisco perché sono così nervosa - rispose lei, sfregandosi le mani che cominciavano fastidiosamente a sudare. - Beh… i diciotto anni arrivano una volta sola - Elisabeth fece un profondo respiro; se continuava così sarebbe crollata ancora prima di arrivare al locale. - Sei sicura che non ci siano paparazzi? - le chiese, scansando una mano di Nathalie che, invano, cercava di sfumarle l’ombretto. - Non lo sa nessuno - la rassicurò Dunja, ferma di fronte a lei. - Eli non costringermi a legarti - la minacciò la biondina, tenendole ferme le braccia. - Mi spiace Nat - - Stai facendo salire l’agitazione anche a me. Non hai nulla di cui preoccuparti, sei meravigliosa e vedrai che piacerai sicuramente a Tom - - Non è questo che mi preoccupa - borbottò la ragazza, mentre le guance le si tingevano di un bel color porpora. Le due donne si scambiarono uno sguardo d’intesa e scoppiarono a ridere divertite. - Ohhh smettetela! - disse la mora, sbuffando rumorosamente. La seduta di trucco durò più del previsto, data l’agitazione della festeggiata, ma alla fine Nathalie osservò soddisfatta il proprio operato. - E’ così bello poter truccare una ragazza di tanto in tanto, con Bill non posso sbizzarrirmi - sospirò sconsolata la biondina, sistemando i suoi “attrezzi da lavoro” dentro al beauty case. - Posso guardarmi? - le chiese Elisabeth, con un certo nervosismo. - Certamente - La mora voltò titubante la poltroncina, rimirando il proprio riflesso. Un corto tubino, di un bel raso blu notte, le fasciava il corpo fino alle ginocchia, impreziosito da un nastrino, leggermente più chiaro, legato sotto al seno. Il trucco di Nathalie era servito a rendere il suo sguardo più intenso, ammaliante. - Sono…guardabile - commentò, voltandosi appena per controllare lo spacco posteriore della gonna. Dunja sollevò lo sguardo al soffitto; quella ragazza era veramente impossibile! - Sei bellissima - mormorò Nathalie, sistemandole i capelli sulle spalle - e questa è la tua grande serata- Elisabeth abbozzò un sorriso. - Tesoro è meglio sbrigarci, sai come diventa noioso tuo padre se gli tocca aspettare - le ricordò Dunja, afferrando la sua borsetta. - Non farmi correre ti prego- la implorò la mora, maledicendo quei trabiccoli - Su questi così mi ci potrei spezzare l’osso del collo - Nonostante i tacchi, il traffico e il parcheggio impossibile, riuscirono ad arrivare con un elegante ritardo di soli venti minuti. Vennero scortate da uno dei camerieri fino alla zona vip, già interamente occupata dagli invitati. - Tesoro sei…accidenti…sei uno spettacolo - le disse suo padre, venendole incontro. - Grazie papà - si lasciò baciare entrambe le guance - Ti stanno tutti aspettando - David la prese per mano e la condusse verso uno dei divanetti bianchi, dove erano seduti i ragazzi. Durante il breve tragitto venne tempestata da auguri, baci ed abbracci. - Buon compleanno- le disse Bill, seguito a ruota da Gustav e Georg, che se la contesero per parecchi minuti. Si allontanò dai due ridendo divertita. I suoi occhi incrociarono poi quello de rasta, che la fissava con una strana espressione. La mora inclinò appena il capo, in attesa. - Auguri - le disse lui, restando seduto. - Ci stringiamo la mano o preferisci le pacche sul sedere? - gli chiese con ironia, incrociando le braccia al petto. Tom si sistemò la visiera del cappellino, indeciso sul da farsi. - Devo venire io? - inarcò un sopracciglio, continuando ad osservarlo. Il rasta scosse piano il capo e si alzò dal divanetto, baciandole poi una guancia. - E da quando sei tanto pudico?! - - Senti non mi va di dare spettacolo di fronte a tutti - si giustificò il ragazzo. - Questa è veramente bella! Tu che ti vergogni…Mi pare che con le altre non ti facessi così tanti problemi, o mi sbaglio?! - - Le altre sono una cosa a parte - - Ti vergogni di me per caso? - - Non dire assurdità - le disse il biondino, sollevando gli occhi verso il soffitto. - Spiegati allora, perché da quello che hai detto sembrerebbe così - - Hai frainteso le mie parole… non mi importava nulla se mi vedevano fare l’idiota con tutte le altre, con te…è diverso…ecco - si grattò nervosamente il collo; nemmeno lui sapeva che diavolo gli era preso. Elisabeth lo osservò in silenzio per un paio di secondi, ma alla fine si sciolse in un sorriso. - Mi sorprendi ogni giorno di più Tom Kaulitz - - Posso comunque farlo l’idiota se ci tieni così tanto - le disse in tono malizioso, avvicinandola maggiormente a sé. - Ecco mi rimangio tutto quello che ho appena detto - - Giù le mani - David lannciò un’occhiataccia al chitarrista – Tesoro vieni, è l’ora della torta - - Arrivo papà - gli disse la mora, afferrando il polso del ragazzo. Elisabeth si fermò di fronte al tavolo, sopra al quale era stata sistemata la torta e i numerosi regali. Il manager richiamò l’attenzione di tutti, invitandoli ad avvicinarsi. - Discorso - gridò qualcuno, sollevando un coretto. - Oh accidenti - disse la mora, schiarendosi la voce - li detesto i discorsi. Beh…oddio… che posso dire… Vi ringrazio per essere venuti e sono contenta di condividere questo momento così importante della mia vita con voi, che siete diventati la mia famiglia. Ora direi che può bastare e che è arrivato il momento di mangiare la torta - Elisabeth socchiuse per un istante gli occhi prima di soffiare sulle diciotto candeline rosa. - Auguri tesoro - le disse suo padre, sovrastando gli applausi. Dopo una scorpacciata di millefoglie con crema, panna e cioccolata, fu il momento dei regali. Prima quelli dei membri dello staff; quando David vide la lingerie sexy che Nathalie aveva regalato a sua figlia rischiò di affogarsi con la sua bibita. Infine toccò a quelli dei ragazzi, Tom per ultimo. - Questo è il mio - le disse il rasta in tono compiaciuto, allungandole un pacchetto. Bill lo osservò preoccupato; non assomigliava proprio alla confezione di un gioiello. Elisabeth se lo rigirò incuriosita fra le mani prima di scartarlo. Non appena la carta cadde sul tavolo la sua espressione mutò di colpo. - E’…ehm…mo…molto carina - mormorò, osservando la maglia bianca dove, all’altezza del petto, erano state stampate le impronte di due mani, sotto alle quali compariva la scritta touch me. - Sapevo che ti sarebbe piaciuta - le disse il ragazzo, gongolante. Bill si colpì la fronte con la mano; suo fratello era veramente e senza ombra di dubbio un caso patologico. Elisabeth tentò di mascherare la sua espressione sorridendo forzatamente. - Te lo rubo un secondo - le disse il vocalist, trascinandosi dietro il rasta. - Ehi il mio bicchiere - protestò il biondino. - Cosa ti stava passando in testa quando hai comprato quella robaccia di dubbio gusto?! - gli chiese, poggiandosi le mani sui fianchi. - Robaccia? Ma se le è piaciuta, non hai visto com’era contenta?! - - In uno strano mondo parallelo forse. Elisabeth si aspettava qualcosa di più, magari - - Del tipo? - - Del tipo un gioiello! - gli disse il ragazzo, esasperato. - E perché mai avrei dovuto prenderle un gioiello? - - Perché è la tua ragazza e questa è la festa del suo diciottesimo compleanno - Tom aprì la bocca per ribattere, ma alla fine preferì tacere. Forse Bill aveva ragione. - Sono un idiota - - Corri a dirle che quello era solo uno scherzo e che il vero regalo deve ancora arrivare - - Non so se voglio farlo - si rigirò un lembo della maglia fra le dita, nervosamente. - Che vuoi dire? - - Un gioiello ha un certo significato, è troppo presto Bill, io non sono ancora sicuro - Il moro osservò leggermente stranito il gemello. - Tom, ma in questi tre mesi… - - Sì ok, è stato tutto grandioso, sto bene con Elisabeth, ma per me l’amore continua ad essere qualcosa di irreale. Potrebbe non essere per sempre e non voglio illuderla - Bill aprì bocca per rispondere, ma la voce della mora li raggiunse. - Che ci fate voi due laggiù? - - Arriviamo - le disse Tom, lasciando solo suo fratello. Il vocalist si voltò, osservando la schiena del ragazzo che si allontanava. Le sue parole lo avevano spiazzato. Che intenzioni aveva? Elisabeth si spostò appena, facendo spazio al rasta. - Di che parlavate? - gli chiese, offrendogli un bicchiere di coloratissimo cocktail. - Del più e del meno - rispose lui, mandando giù in un sorso metà del drink. La mora lo osservò per un paio di secondi prima di sorridergli e voltarsi a chiacchierare con suo padre. - Oh mio dio, David… sei proprio tu? - Il manager sollevò lo sguardo fino ad incrociare quello di una donna dai capelli biondi. Non dimostrava più di una trentina d’anni, nonostante ne avesse qualcuno in più. David corrugò appena la fronte, nel tentativo di ricollegare un nome a quel viso che gli sembrava di conoscere. - Sono Nicole…Nicole Evans, ti ricordi?- - Niki - disse l’uomo, sgranando gli occhi per la sorpresa - accidenti, ma…erano anni che non ci vedevamo - - Da quando ti sei diplomato - gli ricordò la donna con un sorriso. Elisabeth fissò entrambi con aria interrogativa; chi accidenti era quella?! - Hai ragione, ma vieni…accomodati - le indicò il divanetto con un gesto della mano. - Oh…ma non vorrei disturbare - - Tanto lo ha già fatto - mormorò Elisabeth, costretta a scansarsi. - Ma quale disturbo! - Nicole gli sorrise radiosa prima di accomodarsi accanto a lui. - Che ci fai qui? - le domandò David. - Festeggiamo l’addio al nubilato di un’amica, e tu invece? - - Il compleanno della mia bambina, oggi compie diciotto anni - le rispose lui, con un’espressione orgogliosa. - Oh tanti auguri allora - si sporse appena per poterla vedere meglio. Elisabeth si limitò a sorriderle forzatamente, voltandosi poi verso Tom. - Non pensavo avessi una figlia - gli disse sorpresa. - In realtà ne ho due, la più piccola sta con sua madre - - Ti sei sposato? Chi lo avrebbe mai immaginato! Fammi indovinare…con Helen, vero? - - Esatto - le rispose con un leggero imbarazzato. - Sì sì…mi ricordo bene, all’inizio non vi potevate sopportare. Dov’è ora? Non la vedo - si guardò attorno convinta di trovarla fra gli invitati. - E’ in America, abbiamo divorziato qualche anno fa - - Mi spiace… - mormorò sinceramente dispiaciuta. - Va tutto bene, non devi dispiacerti; si è rifatta una vita ed io sono molto impegnato con il mio lavoro - - Ho sentito che avevi messo su una band - - Quella è storia vecchia - le disse David con un sorriso - ora faccio il manager musicale - - Complimenti - - Ma che avranno quei due da chiacchierare tanto?! - sbuffò la mora, osservandoli di sottecchi. - Non si vedono da un sacco di tempo, lascia divertire un po’ tuo padre, e poi devo ammetterlo…è veramente una gran bella gnocca…Ahia! - disse il rasta, dopo essere stato colpito dalla ragazza. Non era colpa sua, ma provava un rifiuto totale per qualsiasi donna si avvicinasse a suo padre. Lo osservò mentre rideva divertito e si passava una mano fra i corti capelli scuri. - Guardalo…sembra un ragazzino - - Smettila di essere gelosa, tuo padre ha tutto il diritto di rifarsi una vita - - Primo io non sono gelosa - puntualizzò la mora - secondo vacci piano, non precipitiamo le cose…Stanno solo parlando - - E si stanno scambiando il numero - Elisabeth si voltò di scatto, osservando suo padre che salvava quello di Nicole sul BlackBerry. - E’ stato un piacere rivederti - le disse, baciandole le guance. - Ci sentiamo preso allora - lo salutò la donna, alzandosi dal divanetto e tornando al piano terra del locale. - Chi era quella? - gli domandò Elisabeth, inarcando appena un sopracciglio. - Frequentava la mia stessa scuola, eravamo amici - - Complimenti David, proprio ben carrozzata – si complimentò Tom con un sogghigno. Frena, frena…cos’era quella faccia? Doveva tenere sotto controllo suo padre perché quel sorriso non le piaceva, non le piaceva per niente. 评论 (5)
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